venerdì 18 maggio 2012

Giorno 29 - non ci posso credere, sono ancora viva.


Dopo l’ultimo post ho vissuto l’inferno. Lunedì l’ho passato nella disperazione totale, sentendomi sola, spaventata e terrorizzata dalla vita. Non riuscivo a studiare, pur avendo un esonero due giorni dopo. La sera ero talmente disperata che forse per la prima volta nella vita ho pensato di chiedere aiuto a mia mamma, confidandole come mi sento. Ma non lo feci, perché mi resi conto che non mi aiuterebbe, concentrata com’è su sé stessa. Il prendere coscienza di ciò mi portò ad uno sconforto totale. Non posso nemmeno rivolgermi a mia madre. Sono sola al mondo. Non saprà mai perché mi sono suicidata, se lo farò, non le ho mai mostrato il dolore e la paura che porto dentro. Proprio mentre dentro di me arrivavo a queste conclusioni, ricevo un messaggio dal mio ragazzo, al quale poco prima avevo spiegato la situazione in cui mi trovo. E quel messaggio mi ha distrutta definitivamente. Per farla breve, mi ha scritto che devo smetterla di lagnarmi e che invece di disperarmi dovrei rimboccarmi le maniche. Ha detto che io e lui siamo nella stessa situazione, ma la differenza è che lui s’impegna, mentre io no. E che io facendo così sto frenando pure lui, e che non può permetterselo. Insomma, mi sono sentita una merda totale e ho avuto la prova e la certezza di essere sola al mondo. Mi sono addormentata con le guance bagnate di lacrime, soffocando il pianto tra le lenzuola. La mattina, appena svegliata, ho fatto un profondo respiro e ho cercato di tirare avanti, di vivere, dicendomi “ancora questo giorno, dai”. Qualunque cosa facevo, ovunque andavo, mi veniva da piangere, le lacrime scorrevano da sole, anche in mezzo alla gente, non riuscivo a trattenermi. Nell’arco della giornata mi sono detta almeno cento volte “voglio morire”. Verso sera s’è rotto il disco. Non sapevo più cosa stavo facendo, non avevo più alcun controllo sulle mie azioni. Volevo solo sparire, e quel poco di razionalità che m’era rimasta mi teneva lontana dalla strada, per non farmi saltare sotto una macchina o un autobus in corsa. Mi sentivo terribilmente sola e abbandonata, pensavo a chi potevo chiamare, ma non c’era nessuno… Alla fine, in un piccolo momento di lucidità, ho chiamato il mio ragazzo, che non sentivo da quando mi aveva mandato quel messaggio assassino, e gli spiegai cosa mi stava accadendo. Riuscii a dire un paio di frasi, poi fui assalita da un’improvviso e potente attacco di panico. Non riuscivo più a respirare, a parlare, nemmeno a stare in piedi. Mi sono ranicchiata sul molo di legno del fiume, totalmente in balia del panico. Il mio ragazzo, dall’altra parte del telefono, cercava di tranquillizzarmi, dicendomi di allontanarmi dalla ringhiera per non cadere nel fiume, di cercare di respirare, e cose così. Dopo un tempo che sembrò un’eternità, andai in iperventilazione, e tutto comincio a ruotare intorno a me. Sentivo uno strano formicolio in tutto il corpo, e piano piano gli arti s’irrigidivano, bloccandomi. Ad un tratto la batteria del cellulare mi lasciò completamente sola, spezzando di colpo la sua voce.  Non so quanto tempo rimasi ancora lì, ansimante, cercando di trovare la forza e il coraggio di rialzarmi, reagire. Non so come, riuscii a tornare a casa mia, cercando con tutte le forze di non crollare di nuovo.
Il giorno dopo studiai tutto il giorno, come minimo 9 ore. Appena smettevo, sentivo di nuovo l’incombere di una nuova crisi, così mi tenni occupata il più possibile.
Ieri finalmente sono andata dal mio ragazzo, ho dormito da lui e abbiamo chiarito le cose. Gli ho raccontato come mi ero sentita e tutto i resto, e lui si è scusato, perché si è accorto di non avermi capita e di aver fatto un grosso sbaglio. Alla fine siamo arrivati alla conclusione di avere entrambi un grande buio dentro di noi, che salta fuori senza alcun controllo e del quale sappiamo poco o nulla. Questa cosa ci porta a delle violente crisi, attacchi di panico e depressione profonda, con tanto di forti tendenze suicida. Non sappiamo come affrontarla questa cosa, e viviamo tutti e due nel terrore che salti fuori quando meno ce l’aspettiamo e ci faccia fuori. Io, infatti, dopo quello che ho vissuto l’altro giorno, mi sento miracolata ad essere ancora viva.
Ora eccomi qua, sono a casa, sono tranquilla e sto bene, ma… quando tornerà? E se tornerà, sopravvivrò? Forse ciò che sto scrivendo sembra un po’ surreale o psicopatico, ma credo che qualcuna di voi sappia di cosa sto parlando e quindi si rende conto di cosa comportino delle crisi così violente.
Passando al fronte cibo, ne ho toccato pochissimo negli scorsi giorni. Sono dimagrita. Da ieri mangio di nuovo normalmente (ahimè), ma cerco comunque di controllarmi e fare la brava. Ho scoperto che mi piace mangiare i pomodori come fossero delle mele; li lavo e me li pappo a morsi, senza tagliarli J Mangiandone un paio sono già piena e sono solo circa 20 kcal l’uno!
Ieri ho mangiato la pizza e sono riuscita a digerirla, non si sa come. Poi sono andata in palestra dove mi sono fatta in due.
Per i prossimi giorni prevedo solo studio con il mio ragazzo, camminate con il mio cane e basta.
Domani forse vado a fare un piccolo esperimento psicologico su alcuni studenti del classico che frequentavo. Che strana sensazione sarà tornare lì, proprio non me lo riesco ad immaginare.
Sono un po’ indecisa se partecipare a una ricerca psicologica al centro neurologico o meno… si tratta di un esperimento dove ti riempiono di pasticche (dopamina, un potente antidepressivo, un farmaco per curare il morbo di Parkinson e un potente antidolorifico) e poi con l’elettroencefalogramma vedono quali effetti ha sulle capacità cognitive. Sounds scary! Il problema è che devi fare ‘sta cosa tre volte a distanza di una settimana. Insomma, t’imbottiscono per bene e io ho un po’ di paura. Non ho una gran salute… Però partecipando a quest’esperimento guadagno dei crediti in psicologia cognitiva. Uff… sono indecisa! Forse mi voglio troppo poco bene… non dovrei nemmeno pensarci, dovrei dire no e basta.
Ragazze, scusate il post così lungo, ma questo è il mio spazio, e mi fa davvero bene scrivere qui cosa mi succede. 


Vi abbraccio,
Victoria

6 commenti:

  1. Ciao bella,
    mi dispiace molto che tu sia stata così male...capisco nel profondo le tue parole...spero davvero che l'amore che ti lega al tuo ragazzo vi dia la forza per illuminare quel buio che sentite dentro...non sei sola...ti stringo forte :*

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  2. porca miseria mi dispiace da morire per come ti sei sentita.
    siete in due che soffrite è l'unica cosa che ho pensato è andate da un psicologo voi due..
    non ditelo a nessuno
    andateci da soli..
    fatevi aiutare perchè un modo per uscire da questo cè.
    non sei sola..c è lui e per quello che possa contare anche noi!
    ti stringo forte..spero non ti senti piu cosi! un bacione enorme

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  3. Direi che decisamente tu ti vuoi troppo poco bene,anzi non te ne vuoi per niente.
    Non sai quanto mi dispiace,per tutto. Quello che ti ha scritto il tuo ragazzo,la sensazione di vuoto e di solitudine. Spero di non sentirti più parlare di mettere fine alla tua vita,perchè tu vali,anche se non te ne rendi conto sei circondata di persone che ti amano,il tuo ragazzo in primis e tua madre ancora di più. Credo che lei sarebbe più che felice se solo ti aprissi con lei.
    Per fortuna che diciamo,si è risolto tutto.
    Ti stringo fortissimo.
    A.

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  4. Daiii sei stata fortissima ! E mi dispiace un sacco che ti sei sentita così male, ma sii forte !
    DOPO LA TEMPESTA ESCE SEMPRE IL SOLE ! ♥
    Ti stringoo forte forteee ♥ ♥

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  5. Quello che ti è successo è terribile e dvi assolutamente chiedere aiuto a qualcuno, non a tua madre, vai da uno psicologo, in ogni città ci dovrebbe essere un consultorio, o uno psicologo per gli studenti all'università, andateci tu e il tuo ragazzo. Anche io e il mio ragazzo abbiamo sofferto di attacchi di panico, lui prima, e gli è bastata qualche seduta dallo psicologo, io anni dopo e mi sono passati da un giorno all'altro, grazie al sostegno del mio ragazzo. La situazione comunque non era così grave, io non ho mai pensato al suicidio, ma anche io arrivavo alla paralisi. Ah, e non fare assolutamente quell'esperimento! Al diavolo i crediti, chissà come potresti reagire a uqelle sostanze

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  6. Ti capisco e capisco la domanda che ti sei posta "Sopravviverò la prossima volta?" ed io ti rispondo. Sì, sopravvivrai. Soffro di attacchi di panico e crisi violenta da quasi 7 anni e tra un attacco ed un altro ho la tua stessa paura, che il prossimo mi ucciderà, ma non succede mai. Porsi queste domande o pensare all'attacco che hai avuto è il miglior acceleratore del prossimo, te lo dico per esperienza. Perchè poi diventi schiava del panico di avere altri attacchi di panico.
    Non ci pensare, vivi la tua vita.
    Se succederà di nuovo ti coglierà meno alla sprovvista e magari sarà meno violento.
    Mi dispiace che stia avendo questo disturbo, ma sappi che dopo un primo periodo va molto diradandosi. Io all'inizio (nell'estate del 2006) avevo un attacco ogni notte. Andavo a dormire e mi svegliavo in pieno attacco di panico/attacco d'ansia/attacco di violenza e a volte sono rimasta senza respiro per tantissimo tempo e urlavo e svenivo e poi rinvenivo e urlavo ancora. In tutto ciò mia madre, a 50 metri da me, non ha mai sentito niente. Impossibile crederlo per quanto forte urlavo.
    Oggi, invece, ho attacchi di panico e compagni solo in situazioni di fortissimo stress, per lo più legati al mio fottutissimo ragazzo, che è meno sensibile del mio cane .___."
    Vabbè, tutto questo per dirti: ANDRA' MEGLIO!

    Un bacione,
    B.

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