Dopo l’ultimo post ho vissuto l’inferno. Lunedì l’ho passato
nella disperazione totale, sentendomi sola, spaventata e terrorizzata dalla
vita. Non riuscivo a studiare, pur avendo un esonero due giorni dopo. La sera
ero talmente disperata che forse per la prima volta nella vita ho pensato di
chiedere aiuto a mia mamma, confidandole come mi sento. Ma non lo feci, perché
mi resi conto che non mi aiuterebbe, concentrata com’è su sé stessa. Il
prendere coscienza di ciò mi portò ad uno sconforto totale. Non posso nemmeno
rivolgermi a mia madre. Sono sola al mondo. Non saprà mai perché mi sono
suicidata, se lo farò, non le ho mai mostrato il dolore e la paura che porto
dentro. Proprio mentre dentro di me arrivavo a queste conclusioni, ricevo un
messaggio dal mio ragazzo, al quale poco prima avevo spiegato la situazione in
cui mi trovo. E quel messaggio mi ha distrutta definitivamente. Per farla
breve, mi ha scritto che devo smetterla di lagnarmi e che invece di disperarmi
dovrei rimboccarmi le maniche. Ha detto che io e lui siamo nella stessa
situazione, ma la differenza è che lui s’impegna, mentre io no. E che io
facendo così sto frenando pure lui, e che non può permetterselo. Insomma, mi
sono sentita una merda totale e ho avuto la prova e la certezza di essere sola
al mondo. Mi sono addormentata con le guance bagnate di lacrime, soffocando il
pianto tra le lenzuola. La mattina, appena svegliata, ho fatto un profondo
respiro e ho cercato di tirare avanti, di vivere, dicendomi “ancora questo
giorno, dai”. Qualunque cosa facevo, ovunque andavo, mi veniva da piangere, le
lacrime scorrevano da sole, anche in mezzo alla gente, non riuscivo a
trattenermi. Nell’arco della giornata mi sono detta almeno cento volte “voglio
morire”. Verso sera s’è rotto il disco. Non sapevo più cosa stavo facendo, non
avevo più alcun controllo sulle mie azioni. Volevo solo sparire, e quel poco di
razionalità che m’era rimasta mi teneva lontana dalla strada, per non farmi
saltare sotto una macchina o un autobus in corsa. Mi sentivo terribilmente sola
e abbandonata, pensavo a chi potevo chiamare, ma non c’era nessuno… Alla fine,
in un piccolo momento di lucidità, ho chiamato il mio ragazzo, che non sentivo
da quando mi aveva mandato quel messaggio assassino, e gli spiegai cosa mi
stava accadendo. Riuscii a dire un paio di frasi, poi fui assalita da
un’improvviso e potente attacco di panico. Non riuscivo più a respirare, a
parlare, nemmeno a stare in piedi. Mi sono ranicchiata sul molo di legno del
fiume, totalmente in balia del panico. Il mio ragazzo, dall’altra parte del
telefono, cercava di tranquillizzarmi, dicendomi di allontanarmi dalla
ringhiera per non cadere nel fiume, di cercare di respirare, e cose così. Dopo
un tempo che sembrò un’eternità, andai in iperventilazione, e tutto comincio a
ruotare intorno a me. Sentivo uno strano formicolio in tutto il corpo, e piano
piano gli arti s’irrigidivano, bloccandomi. Ad un tratto la batteria del
cellulare mi lasciò completamente sola, spezzando di colpo la sua voce. Non so quanto tempo rimasi ancora lì,
ansimante, cercando di trovare la forza e il coraggio di rialzarmi, reagire.
Non so come, riuscii a tornare a casa mia, cercando con tutte le forze di non
crollare di nuovo.
Il giorno dopo studiai tutto il giorno, come minimo 9 ore.
Appena smettevo, sentivo di nuovo l’incombere di una nuova crisi, così mi tenni
occupata il più possibile.
Ieri finalmente sono andata dal mio ragazzo, ho dormito da
lui e abbiamo chiarito le cose. Gli ho raccontato come mi ero sentita e tutto i
resto, e lui si è scusato, perché si è accorto di non avermi capita e di aver
fatto un grosso sbaglio. Alla fine siamo arrivati alla conclusione di avere
entrambi un grande buio dentro di noi, che salta fuori senza alcun controllo e
del quale sappiamo poco o nulla. Questa cosa ci porta a delle violente crisi,
attacchi di panico e depressione profonda, con tanto di forti tendenze suicida.
Non sappiamo come affrontarla questa cosa, e viviamo tutti e due nel terrore
che salti fuori quando meno ce l’aspettiamo e ci faccia fuori. Io, infatti,
dopo quello che ho vissuto l’altro giorno, mi sento miracolata ad essere ancora
viva.
Ora eccomi qua, sono a casa, sono tranquilla e sto bene, ma…
quando tornerà? E se tornerà, sopravvivrò? Forse ciò che sto scrivendo sembra
un po’ surreale o psicopatico, ma credo che qualcuna di voi sappia di cosa sto
parlando e quindi si rende conto di cosa comportino delle crisi così violente.
Passando al fronte cibo, ne ho toccato pochissimo negli
scorsi giorni. Sono dimagrita. Da ieri mangio di nuovo normalmente (ahimè), ma
cerco comunque di controllarmi e fare la brava. Ho scoperto che mi piace
mangiare i pomodori come fossero delle mele; li lavo e me li pappo a morsi,
senza tagliarli J
Mangiandone un paio sono già piena e sono solo circa 20 kcal l’uno!
Ieri ho mangiato la pizza e sono riuscita a digerirla, non
si sa come. Poi sono andata in palestra dove mi sono fatta in due.
Per i prossimi giorni prevedo solo studio con il mio
ragazzo, camminate con il mio cane e basta.
Domani forse vado a fare un piccolo esperimento psicologico
su alcuni studenti del classico che frequentavo. Che strana sensazione sarà
tornare lì, proprio non me lo riesco ad immaginare.
Sono un po’ indecisa se partecipare a una ricerca
psicologica al centro neurologico o meno… si tratta di un esperimento dove ti
riempiono di pasticche (dopamina, un potente antidepressivo, un farmaco per
curare il morbo di Parkinson e un potente antidolorifico) e poi con
l’elettroencefalogramma vedono quali effetti ha sulle capacità cognitive.
Sounds scary! Il problema è che devi fare ‘sta cosa tre volte a distanza di una
settimana. Insomma, t’imbottiscono per bene e io ho un po’ di paura. Non ho una
gran salute… Però partecipando a quest’esperimento guadagno dei crediti in
psicologia cognitiva. Uff… sono indecisa! Forse mi voglio troppo poco bene… non
dovrei nemmeno pensarci, dovrei dire no e basta.
Ragazze, scusate il post così lungo, ma questo è il mio
spazio, e mi fa davvero bene scrivere qui cosa mi succede.
Vi abbraccio,
Victoria